Ruota del sole

Rituali celtici e pagani

Ostara-Equinozio di Primavera 21 marzo: simbologia e significato

Il 21 marzo si celebra il ritorno alla vita con la rinascita della natura, rappresentata dalla risalita della Dea, conosciuta da greci e romani come la giovane Persefone o Proserpina, dagli Inferi.
Si da inizio alla stagione primaverile che anticamente, specie nel paganesimo dell’area mediterranea, veniva celebrata con una festa per propiziare la fertilità della terra.
Il ritorno alla bella stagione e il rinnovarsi della natura coincide anche con l’Equinozio di Primavera che rappresenta il simbolismo cosmico del momento dell’unione che si ricollega al tema delle nozze sacre fra una divinità Maschile e solare ed una Femminile, legata alla Terra o alla luna: in sintesi il Dio Sole si congiunge alla Giovane Dea Terra.
Le antiche popolazioni usavano accendere fuochi rituali sulle colline e, secondo la tradizione, più a lungo questi rimanevano accesi, più fruttifera sarebbe stata la terra. Si irrigavano anche i campi. I sacerdoti Druidi invece, volendo sfruttare l’esatta durata tra le ore solari e quelle notturne, si apprestavano a celebrare i loro Riti.

I simboli di questo giorno
Molti dei simboli che troviamo uniti alla felice consuetudine della celebrazione, sono stati Questi simboli, e la felice consuetudine della festa e della celebrazione, al momento dell’Equinozio di Primavera, sono stati adottati dal cristianesimo che ha usato gli stessi simboli per la Pasqua.
Il nome della festività Ostara o Eastre proviene dalla dea nordica – che per gli inglesi è diventata Pasqua, Easter – ed è una divinità legata per similitudine alla Venere latina e ad Afrodite greca.
A questa Dea è sacra la lepre perchè un mito racconta di come ella avesse trasformato un uccello in lepre per salvarlo dal freddo inverno e che, seppur trasformato in mammifero, avesse deposto un uovo, simbolo della nuova vita, come ringraziamento alla Dea. La Lepre è comunque associata alla fertilità in moltissime culture: in Grecia era sacra alla Dea Afrodite e a suo figlio Eros ed era l’animale più adatto da sacrificare in onore della Dea, perché incredibilmente fertile.
La Lepre è rimasta nella simbologia della pasqua, così come sono rimasti l’uovo, che in moltissime mitologie e tradizioni è il principio da cui tutto ha origine e vita e la colomba (inteso come l’uccello che subisce la trasformazione) che ritroviamo nella Pasqua cristiana. Altro simbolismo per le uova: il tuorlo rappresenta il Dio Sole inglobato nel guscio bianco che è la Dea Bianca, nell’unione per la rinascita.
La pianta pianta sacra dell’Equinozio di Primavera è il trifoglio, che nella cultura celtica è associato al triskell e alla ruota sacra a quattro braccia.
Essendo questo giorno uno dei Sabbat maggiori per le culture pagane, è caratterizzato dall’equilibrio tra luce e oscurità e quindi simbolizza – come già detto – le nozze fra cielo e terra e lo si può rappresentare con una candela nera e una bianca, oppure con il simbolo del Tao o ancora con una statua del Dio e della Dea abbracciati.

L’Equinozio di Primavera pone a livello profondo, per la prima volta nell’anno, l’Io (se stessi) di fronte all’Altro. Questo è il momento, per chi pratica la crescita personale e spirituale, in cui dovremmo assistere ad un nuovo inizio. Ed è così, infatti.

Con Samhain (Halloween) e Yule (Natale), lo scopo principale era quello di soddisfare bisogni legati all’aspetto materiale, ossia la “fame” compreso un bisogno o desiderio da esaudire.
Diciamo che con l’autunno, inizia più un lavoro sotterraneo a livello spirituale di preparazione che porta alla grande Purificazione che avviene ad Imbolc, il cui scopo fondante è quello di eliminare il dolore inconscio legato ai ricordi, con un’opera di purificazione che si ripete ed approfondisce anno per anno e che permette di liberarsi degli schemi di comportamento sbagliati, ricostruendone di nuovi.

Invece la fase che va da Imbolc ad Ostara e quella successiva, è caratterizzata da una crescente consapevolezza nel desiderio di sperimentare nuove strade da esplorare, di rinnovata voglia di vivere. E’ grazie all’esplosione delle forze primaverili che avviene l’incontro con l’altro per accoglierlo nel nostro Io.
Una volta usciti e liberati dal dolore inconscio, processo avvenuto ad Imbolc, sono venuti cadere i nostri schemi di chiusura, di eccessiva difesa, di mancanza di socialità, permettendoci di stringere legami più profondi con gli altri e di essere più disponibili, fino ad arrivare addirittura ad affinare le nostre percezioni extrasensoriali entrando in connessione con loro.

Ciò avviene grazie all’apertura del Portale dell’Amore che necessita sia il dover accettare che il farsi accettare da un’altra persona, cosa non da poco.
Per continuare a crescere è necessario il confronto concreto con gli altri, accettando e ricambiando l’amore di un altro essere umano.
Questo periodo è molto carico di inviti agli istinti sessuali che spingono al soddisfacimento del proprio ego. Solo in pochi riescono a rinunciare al proprio egoismo, per cui se non si è fatto un vero percorso evolutivo si rischia di non riuscire ad emergere mai da questa sfera egoica. Ecco spiegata la facilità con cui nella nostra epoca aumentano le separazioni, poiché nella coppia nessuno dei due riesce ad uscire da una visione egoistica ed egocentrica non riuscendo a staccarsi dal proprio personale punto di vista. L’Equinozio rappresenta perciò un punto cardine evolutivamente parlando, perché comporta la rinuncia necessaria dell’Io ed alla propria unicità e l’entrata o l’inizio della consapevolezza o principio di non separazione.

L’aver intrapreso o intraprendere un percorso spirituale porta sempre verso la felicità e chi riesce ad ampliare la propria consapevolezza tramite il Portale d’Amore che si apre ad Ostara ottiene sia personali soddisfazioni e benessere che il potenziamento della sensibilità, intesa a livello extrasensoriale, verso se stesso e gli altri: si colgono più facilmente sia gli eventi esterni ed altrui, mentre per se stessi si ampliano le percezioni che inducono a compiere precise azioni e scelte.

Permettiamo quindi al nuovo di entrare dal Portale d’Amore, rendendo feconda la nostra vita di abbondanza, amore e benessere.

Felice Ostara a tutti voi!

 

BELTANE o Calendimaggio 1 maggio: il rito dell’Amore fecondo

Il 1° maggio, giorno in cui gli antichi Celti celebravano Beltane, è una festività conosciuta anche come Calendimaggio ed é il momento di massima feconditá del grembo della Dea Madre.
Il termine Beltane significa “fuoco luminoso del Dio Bel” ed è il giorno con cui incomincia la fase estiva delle attività legate alla terra ed é una delle quattro feste della Ruota Celtica dedicate al fuoco, un Sabba Maggiore.
Un tempo c’era la benedizione dei falò, appunto i fuochi di Beltane: si saltava attraverso questi falò per predire l’altezza del raccolto dai salti effettuati.
Ma con questo rito si celebra in realtà l’amore, l’attrazione, il corteggiamento, l’unione tra corpi e anime, poichè questo era il periodo in cui certi desideri si manifestavano con quelli che i nostri nonni chiamavano “febbri” o “amori” primaverili.
Si raccoglievano anche fiori per farne deliziose ghirlande e si passavano notti d’amore sotto le stelle nel bosco perchè Beltane è il tempo che i popoli Pagani dedicavano e dedicano al piacere.
E’ un periodo dell’anno in cui di solito ci si sente fisicamente in forma, è quindi il momento adatto per agire, per condurre a realizzazione le cose che ci siamo prefissati di compiere.
Questo fa sì che sia un momento propizio ai nuovi amori e alle nuove amicizie, come anche al rafforzamento delle relazioni già esistenti..
Con Beltane si celebra la forza della Vita, c’è il risveglio dell’energia della Kundalini che si manifesta in desiderio sessuale: ciò è naturale e necessario alla sopravvivenza poichè la Vita nasce sempre da una attrazione e il sesso diventa così un momento sacro in cui la terra e universo sono racchiusi nell’atto di accoglienza del dono del Dio alla Dea Madre.
A Beltane inizia la seconda parte del cammino alchemico che arriva dopo la fase detta “Solve”: stiamo entrando in quella che gli antichi chiamavano fase “Coagula”, perchè dopo aver rese fluide, rinnovate e le nostre potenzialità ora si tratta di consolidare i risultati raggiunti, per poter ambire a più elevati traguardi sia nell’ambito spirituale che in quello materiale.
Ricordiamoci che godere di tutto quello che l’universo ci dona non è peccato, ma è importante sentirsi pieni d’amore e di gratitudine per il meraviglioso dono più bello che è la Vita.
Felicità e Amore per tutti!

Litha 21 Giugno: il solstizio che celebra la vittoria della Luce
Il solstizio d’estate, o Giorno di Mezza Estate, quest’anno cade domani 21 giugno alle 5,31 ma le celebrazioni, soprattutto in Inghilterra dove è molto sentito – specie a Stonehenge – iniziano già da questa sera.
Quest’anno il solstizio sarà molto importante, in quanto si tratta di rinascita a tutto tondo: lo spirito della celebrazione è proprio questo.
Avendo molta affinità con la ritualità Celtica e pagana, non posso esimermi dal sentore profondamente questo giorno che reputo davvero magico.
 
Dovete sapere che nel mondo pagano i riti legati alle stagionalità avevano grande importanza, poiché per l’uomo erano il tramite per entrare in contatto diretto con Dio e la Natura: Cielo e Terra, Padre e Madre, Maschile e Femminile.
Per tante ragioni nel cattolicesimo sono state importate le date importanti del calendario stagionale pagano entrando così a far parte della nostra più antica tradizione, tipo Natale, Pasqua,Ferragosto, etc., anche se molti riti si sono evoluti e cambiati.
 
Il termine nordico con cui viene chiamato questo giorno del solstizio è Litha, ed è uno dei 4 sabbat minori della Ruota dell’Anno, ma è detto anche Alban Hermin (luce della riva). E’ un momento molto particolare e importante in tante tradizioni religiose e le celebrazioni solitamente iniziano alla mezzanotte del 20 Giugno e continuano fino al 25, periodo in cui il Sole raggiunge l’apice della sua iperbole.
Da questo momento in poi però inizierà la sua fase discendente, dando inizio ad una nuova fase che va verso il buio dell’inverno. Le forze della natura saranno ancora al lavoro, ma la loro opera rallenterà ogni giorno pian piano.
E’ il giorno più lungo dell‘anno, quello in cui sole è alla sua più alta potenza.
 
Come Samhain (conosciuto come Halloween), Litha è il giorno in cui i confini tra i mondi si assottigliano e si possono avere singolari esperienze, però le sue qualità sono al contrario di Samhain, cioè le cose sono spesso ribaltate o confuse.
 
Questo è il periodo in cui la Dea è Madre, incinta, come la Terra è piena del prossimo raccolto, ed il Sole suo compagno, splende in tutta la sua gloria.
E’ proprio questo il punto dello Zodiaco in cui avvengono le nozze cosmiche tra Il Fuoco del Sole (il Dio) e l’Acqua della Luna (la Dea), rappresentata dal segno del Cancro: Sole e Luna, i due luminari del cielo che si fondono in un magico incontro.
Grazie a questa “luce” i giorni che vanno da Litha alla notte di San Giovanni sono sempre stati considerati particolarmente propizi alla magia e alla divinazione…
Infatti esistono molte tradizioni magiche legate a questa notte che i Druidi scelgono per raccogliere le piante magiche, che una volta seccate vengono utilizzate in inverno, tipo la felce, erba portafortuna e magica, che pare conferisca invisibilità: si racconta che sbocci proprio a Litha e che vada colta proprio in questa notte.
Ovviamente qualsiasi pianta colta la notte di Litha si dice sia magicamente più efficace.
 
Essendo la festa dell’amore e della sessualità, intesa come ierogamia, cioè unione del maschile e femminile sacro, a Litha si fanno molti riti legati all’amore e alla prosperità, tipo una ghirlanda di fiori ed erbe può essere messa sulla porta di casa, miscelata a piume gialle per la prosperità e piume rosse per la sessualità. In passato gli amanti si stringevano le mani su un falò, si spargevano fiori gli uni sugli altri e saltavano sul fuoco assieme.
 
Chi invece cercava l’amore aveva a disposizione tanti metodi di divinazione, tra cui uova e lettura dell’acqua e piombo.
Però per maggiori dettagli sui riti bisogna attendere il 23 giugno, che nella tradizione stregonesca popolare italiana è il giorno dedicato alle streghe ma anche a San Giovanni Battista, patrono dell’amicizia e della fedeltà. Secondo la leggenda, S. Giovanni (detto anche Decollato) è patrono dell’amore casto (con intenzioni cioè finalizzate alla coppia) e dell’amore coniugale, per questo a lui si rivolgevano le ragazze in età da marito per propiziarne l’arrivo.
Farò un articolo più dettagliato in merito.
 
Intanto vi auguro felice Litha e buon solstizio d’estate!!

 

Lammas o Lughnasadh 1 Agosto: Pane e morte, sabbat celtico della trasformazione

I Celti il 1° agosto celebravano questo sabbat detto maggiore dandogli il nome di Lughnasadh (termine gaelico che vuol dire proprio “primo di agosto) o Lammas, che nel folklore britannico vuol dire “messa della pagnotta”, legato alle offerte propiziatorie di pane preparato con il primo raccolto. E’ un giorno in cui si propizia l’abbondanza per i mesi a venire.
Ho sempre trovato molto affascinante che i Celti, come buona parte delle antiche popolazioni precristiane, dessero un enorme valore alla ritualità, con queste celebrazioni dette sabbat o sabba, legate a Madre Terra, a cui mettevano una cadenza di circa 43 gg tra una celebrazione e l’altra.
In questi 8 riti, che includevano le 4 celebrazioni dei solstizi e degli equinozi, venivano fatte offerte a divinità varie le quali davano anche il nome alle celebrazioni stesse, venivano onorati Sole e Luna, coinvolgendo i 4 elementi insieme allo scorrere delle stagioni, seguendone i ritmi spontanei e naturali, portando così amore ed attenzione alla Terra.
Cura particolare veniva data all’allestimento degli altari in onore delle divinità, carichi di doni e simboli.
Questa di Lughnasad, che per i Celti è una festa di fertilità, di ringraziamento per il pane, che rappresenta il primo frutto del raccolto, per Greci e Romani era la festa di Demetra e del Sole.
Ma è anche una festa di morte e rinascita. I Celti la dedicavano al dio Lugh, figlio adottivo della Dea Tailtiu, la quale perse la vita mentre preparava con passione le pianure irlandesi all’agricoltura. Dopo la sua morte, suo figlio fu incaricato di radunare le popolazioni durante il raccolto, ricordando che il corpo materiale della Dea Tailtiu era proprio la Terra, per la quale ella si era sacrificata.
In questo rituale ritroviamo sia l’unione rituale del sabbat di Beltane, delle nozze divine celebrate a maggio, sia il rituale sacrificale, in armonia con i sentimenti di morte che simboleggiano questo momento pre-autunnale: anche Lugh muore con la fine del raccolto per poi rinascere con la sua unione alla Dea.
La festa quindi ricorda il sacrificio del Dio Grano che, per dare nutrimento alla popolazione, nel suo ciclo di mietitura-morte andrà poi a rinascere sotto altra forma, come farina, pane o altro.
I celti festeggiavano questo rituale con giochi, gare e banchetti, mostrando la velocità dei propri cavalli e la forza degli uomini che si sarebbero poi dedicati al raccolto, ma, essendo Lugh il dio delle arti, si dilettavano anche in competizioni poetiche e musicali.
Il significato di questo rituale è quindi quello della propiziazione all’abbondanza, alla fertilità nelle nostre vite.
E’ un momento di riflessione e di preparazione del futuro: è una festa di trasformazione, di passaggio e ci suggerisce di riflettere sullo scorrere degli eventi, sui cambiamenti che l’esistenza di ognuno porta e di accettarli, migliorando ciò che possiamo e portando la nostra vita ad un livello più alto di creatività, per poter affrontare bene il nuovo anno di crescita che ci aspetta.
Buona festa di Lammas e tanto pane benedetto per tutti!

MABON 21 settembre: la forza dell’equilibrio nell’Equinozio d’Autunno
Con questo sabbat stiamo per accedere al periodo dell’anno in cui il sole comincia la sua discesa verso il buio. Per la ruota-calendario celtico è chiamato Mabon ed è collegato all’Equinozio d’Autunno.
Questa è una celebrazione che ha subito diverse modificazioni nel corso del tempo, ma pare trovi origine nell’Età del Ferro ed era dedicata alla Dea Maeve (in antico Gaelico Méabh).
Viene ritualizzato orientativamente dal 21 al 29 settembre ed un tempo veniva chiamato anche Michaelmas (o Michael Supremo), perchè questo periodo è dedicato all’arcangelo di fuoco che viene festeggiato alla fine del mese.
In seguito i Galli inserirono questa festa nelle loro celebrazioni stagionali associandola all’Equinozio d’Autunno, probabilmente sotto l’influenza dei Greci che celebravano in questo mese i Misteri Eleusini.
Come tutti i sabbat (così si definiscono le 8 festività stagionali, per semplificare i riti pagani) è una festa legata ai ritmi della natura e si intende come celebrazione.
Nello specifico MABON è un sabba minore, l’ultima delle feste del Raccolto, che segna anche il periodo in cui si fa la vendemmia e si produce la birra, nonchè si fa l’idromele!
Nei freddi paesi nordici è chiamato Winter Nights, ma da noi, visto il clima più mite, è ancora presto per parlare di inverno (winter).
Winter Nights è un ringraziamento vicendevole, dove la gente ringrazia per quello che ha avuto e che soprattutto avrà.
In questi giorni si fanno specifici rituali per chiedere agli Dei un buon anno.
Essendo una festa del raccolto è possibile celebrare qualsiasi divinità che richiami la fertilità e la terra, anche quelle che sono state omaggiate nelle feste precedenti.
Infatti, sono celebrati Frey e Freya – Nerthus e Njord – Sif e Thor, a questo scopo.
E’ un’occasione per celebrare la seconda parte del raccolto (come la vendemmia per esempio) ed ha un forte legame con gli equilibri (equinox) tra luce e tenebre, essendo giorno e notte di uguale durata.

Per questo motivo è, per molte persone, un momento di grande energia e a volte si avverte un senso di turbolenza nell’aria, l’impressione che ci sia qualcosa di leggermente “extra”.

Ma chi era Mabon?

Egli era il dio della giovinezza il cui nome significa letteralmente “figlio”, ovvero figlio della Grande Madre Dea Modron.
Nella mitologia gallese Mabon viene rapito e portato nell’Ade e, come Persefone, riportato alla vita e alla luce in primavera.
Con l’Equinozio (ovvero “notte uguale al giorno”) il Sole “muore”, poiché la lunghezza del buio notturno prende il sopravvento sulla luce del giorno.
Il fatto che giorno e notte abbiano la stessa lunghezza si riassume con l’immagine della Bilancia, in perfetto equilibrio. Non a caso il segno zodiacale della Bilancia entra in concomitanza con l’equinozio autunnale.

Infine l’idea di perfetto equilibrio lo ritroviamo nella carta dei Tarocchi della Giustizia, in cui possiamo ammirare in primo piano la bilancia equinoziale: e infatti si dice che “a Mabon è tempo di bilanci” e si mette *sulla bilancia* ciò che si è fatto e ciò che si deve fare per affrontare il futuro.

Approfittiamo di questo periodo per soffermiamoci a meditare per ringraziare per quanto raccolto, ricevuto e per ciò che deve ancora arrivare.